Mio figlio non ha voglia di fare niente: perché e come ripartire a piccoli passi

«Mio figlio non ha voglia di fare niente»: dietro questa frase di solito c'è una causa del tutto normale. Stanchezza, un compito che sembra troppo grande, il passaggio difficile dallo schermo a qualcos'altro, oppure un braccio di ferro. Tre domande chiariscono la maggior parte dei casi. Riguarda tutto o solo quello che chiedi tu? È cominciato da poco? E il bambino ti sembra giù di morale, non solo svogliato?

Se all'ultima domanda la risposta è sì, leggi prima la parte sul pediatra. Altrimenti, più sotto trovi un piano di due settimane che parte da un compito minuscolo al giorno.

«Non ha voglia di fare niente» o «non fa quello che chiedo»?

Sembrano la stessa cosa, ma sono due problemi diversi.

Non fa quello che chiedo Non ha voglia di fare niente
Come si presenta Dice di no a faccende, compiti, vestirsi. Ma per giochi, amici e la serie preferita l'entusiasmo resta Nessuno slancio per quasi niente, nemmeno per le cose che prima amava
Quando compare Davanti alle richieste e ai cambi di attività Per gran parte della giornata
Umore Fastidio, discussioni, trattative Silenzio, poca energia o irritabilità per buona parte del tempo
Cosa aiuta di solito Compiti più piccoli, scelte vere, una lista visibile, meno discussioni Riposo, vicinanza, attenzione all'umore e, se dura, un colloquio con il pediatra

La maggior parte delle famiglie in questa situazione ha a che fare con la prima colonna, magari con una settimana storta della seconda. Le cause più sotto valgono per entrambe. Se il bambino sta chiaramente nella seconda colonna, la prossima sezione è la più importante.

Quando il disinteresse per tutto va detto al pediatra

Perdere interesse può essere un segnale di umore depresso, anche nei bambini piccoli. Il Child Mind Institute, un'organizzazione statunitense no profit per la salute mentale dei bambini, osserva che «uno dei sintomi chiave della depressione è un calo dell'interesse per attività che prima interessavano al bambino».

I CDC, l'agenzia sanitaria degli Stati Uniti, elencano alcuni comportamenti frequenti nei bambini con depressione, tra cui:

  • sentirsi tristi, senza speranza o irritabili per gran parte del tempo
  • «non avere voglia di fare cose divertenti, o non divertirsi più a farle»
  • cambiamenti nell'appetito o nel sonno
  • sentirsi spesso fiacchi e senza energie, oppure tesi e irrequieti
  • fare fatica a concentrarsi
  • sentirsi inutili, senza valore o in colpa

La pagina sulla depressione dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma va nella stessa direzione: «L'umore può essere triste o irritabile insieme a perdita di interesse per attività prima considerate piacevoli». Spiega anche che si parla di disturbo depressivo maggiore solo quando più sintomi sono presenti insieme «per almeno due settimane». Tra i segnali d'allarme cita la tendenza «alla chiusura relazionale», la riduzione dei contatti sociali e la «perdita di interesse per attività che prima erano fonte di entusiasmo e divertimento». Anche il servizio sanitario britannico, l'NHS, indica tra i segnali nei bambini un umore giù che non passa e la perdita di interesse per le cose che piacevano.

Cosa fare è semplice, e non serve esserne sicuri. L'NHS consiglia di prendere un appuntamento dal medico se pensi che possa trattarsi di depressione o se sei in pensiero per il benessere del bambino in generale. Anche per i CDC il primo passo è parlarne con il medico che segue il bambino o con uno specialista della salute mentale, anche perché altri problemi possono dare segnali simili. In Italia il primo riferimento è di solito il pediatra di famiglia (o il medico di famiglia, per chi non ha più il pediatra). Il Bambino Gesù raccomanda di rivolgersi «al più presto» a specialisti dell'età evolutiva quando compaiono questi segnali.

Non c'è bisogno di aspettare di esserne certi. Se sei in pensiero, prendi l'appuntamento. I consigli di questo articolo possono andare avanti in parallelo, ma non lo sostituiscono, e nessuna lista, tabella o app può farlo. Se intanto vuoi parlarne con qualcuno, la linea di ascolto 19696 di Telefono Azzurro è aperta anche agli adulti: è gratuita, attiva 24 ore su 24 tutti i giorni dell'anno, al telefono o in chat.

Se il bambino parla di voler morire o di farsi del male, chiedi aiuto subito.

  • Italia: chiama il 112 o il 118 (il 118 è gratuito e attivo 24 ore su 24 in tutto il territorio nazionale, come ricorda il Ministero della Salute), oppure vai al pronto soccorso. Per te, Telefono Amico Italia risponde 24 ore su 24 allo 02 2327 2327 (il servizio è gratuito; il costo della chiamata dipende dal tuo operatore telefonico). Il 19696 di Telefono Azzurro è aperto anche a bambini e ragazzi.
  • Svizzera italiana: emergenza sanitaria 144. Per parlare con qualcuno: Telefono Amico al 143; per bambini e ragazzi Pro Juventute al 147, gratuito e attivo 24 ore su 24.

Se vivi all'estero: negli Stati Uniti si può chiamare o scrivere al 988, anche se si è in pensiero per qualcun altro. Nel Regno Unito c'è l'NHS 111 con l'opzione per la salute mentale e, se una vita è in pericolo, il 999 (NHS: aiuto urgente). Altrove, il numero di emergenza locale.

Sette motivi frequenti per cui un bambino non ha più voglia di fare le cose

Per ognuno c'è un segnale da notare e una prima cosa da provare. Spesso ce ne sono due o tre insieme.

1. Stanchezza o fame

Segnale: i no si concentrano nel tardo pomeriggio, prima di cena o dopo una notte corta. Prova: una merenda prima di qualsiasi richiesta e un'occhiata all'ora di andare a letto. Le ore di sonno consigliate per età, e come calcolare l'ora della nanna partendo dalla sveglia, sono nella nostra guida alla routine della mattina.

2. Il compito sembra troppo grande

Segnale: «Metti in ordine la camera» provoca uno sbuffo e poi niente. «Metti i libri sullo scaffale» invece viene fatto. Prova: rimpicciolisci il compito finché cominciare diventa facile. Una camera sono dieci piccoli lavori: nomina solo il primo.

3. Una difficoltà che si tiene nascosta

Segnale: i rifiuti riguardano quasi sempre un solo tipo di attività, spesso leggere, scrivere o qualunque cosa con più passaggi. Prova: osserva un tentativo senza commentare. Il Child Mind Institute scrive che «uno dei motivi più comuni per cui ai bambini manca la motivazione sono le difficoltà con le abilità scolastiche. Potrebbero avere un disturbo dell'apprendimento, un disturbo del linguaggio o difficoltà nelle funzioni esecutive». Descrive anche come i bambini tendano a mollare quando non raggiungono il livello di successo che si aspettano. Se emerge uno schema, parlane con le maestre o gli insegnanti, che vedono il bambino per ore ogni giorno in un contesto diverso.

4. Il distacco dagli schermi

Segnale: tutto bene finché il tablet non si spegne, poi no a tutto. Quando un genitore dice «vuole solo giocare ai videogiochi», spesso il problema è il passaggio, non il gioco. Prova: decidete il punto di stop prima di accendere lo schermo («dopo questo episodio», «quando suona il timer»), avvisa qualche minuto prima e tieni pronta l'attività successiva. Un concreto «vieni ad aiutarmi a girare il sugo» funziona meglio di un vago «trovati qualcosa da fare».

5. Troppo poche scelte

Segnale: la giornata è un'istruzione dopo l'altra, e «no» è l'unica decisione rimasta nelle sue mani. Prova: restituisci qualche piccola decisione. La teoria dell'autodeterminazione, degli psicologi Richard Ryan ed Edward Deci, descrive tre bisogni psicologici innati, «competenza, autonomia e relazione», che «quando vengono frustrati portano a un calo della motivazione e del benessere». Una meta-analisi di 41 studi ha rilevato che poter scegliere aumenta la motivazione intrinseca, l'impegno e i risultati. L'effetto era più forte nei bambini che negli adulti, e più forte quando alla scelta non seguiva un premio. Quindi offri la scelta («annaffi le piante o dai da mangiare al gatto?») e non legare un premio allo scegliere.

6. Prima serve vicinanza

Segnale: i rifiuti aumentano quando hai molto da fare, dopo l'arrivo di un fratellino o di una sorellina, un trasloco o un periodo difficile a scuola. Prova: dieci minuti di attenzione piena prima di chiedere qualcosa, facendo quello che sceglie il bambino. Poi fai la richiesta.

7. Umore giù

Segnale: giù di morale per gran parte della giornata, per più di una settimana storta, e senza interesse anche per le cose che prima piacevano. Prova: torna alla parte sul pediatra qui sopra. Il piano qui sotto è abbastanza delicato da affiancarla, ma non è una cura.

Qual è la causa? Un controllo veloce

Copia questa tabella su un cartoncino. Segna quello che ti sembra adatto e parti dalla prima riga segnata.

Se noti… Potrebbe essere… Prima cosa da provare
Va peggio prima dei pasti o dopo notti corte Stanchezza o fame Prima la merenda, a letto prima
I compiti grandi no, quelli piccoli sì Compito troppo grande Nomina solo il primo passo
Un tipo di attività sempre rifiutato Difficoltà nascosta Osserva un tentativo; parla con gli insegnanti
I problemi iniziano quando si spengono gli schermi Passaggio difficile Decidete prima quando si smette; tieni pronta l'attività dopo
«No» a tutto quello che proponi Troppo poche scelte Offri due opzioni che vanno bene a entrambi
Va peggio quando sei di corsa o sotto stress Bisogno di vicinanza Dieci minuti di un'attività scelta dal bambino, poi chiedi
Giù di morale, irritabile o senza energie quasi tutti i giorni Umore giù Prendi un appuntamento dal pediatra

Un piano di due settimane per ripartire a piccoli passi

L'obiettivo di queste due settimane non è avere un aiutante in casa. È fare una piccola cosa, sentirsi bene dopo e poi rifarla. Parti sotto il livello che pensi possa gestire.

Giorni 1–3: un compito minuscolo, scelto tra due

Proponi due compiti da meno di due minuti. Il bambino ne sceglie uno. Il piano della giornata è tutto qui. Se lo fa, di' grazie e basta. Se non lo fa, non dire niente e riproponi domani.

Questi sono i compiti più piccoli della libreria che abbiamo creato per la nostra app, tutti al valore minimo di 1 goccia di miele. Scegline due dalla fascia d'età giusta:

Fascia d'età I compiti più piccoli tra cui scegliere
3–5 Bere acqua · Lavarsi le mani · Mettere a posto i giochi · Mettersi le scarpe · Ballare una canzone
6–8 Annaffiare le piante · Apparecchiare la tavola · Vestiti nella cesta · Dar da mangiare all'animale · Dire grazie
9–12 Riordinare la scrivania · Fare la differenziata · Sparecchiare · Respiri calmi · Usare il filo interdentale

«Ballare una canzone» e «Respiri calmi» ci sono apposta. Il primo compito deve sembrare facile e un po' piacevole. Non è ancora il momento che sia utile.

Giorni 4–10: due o tre compiti, stessa ora, lista visibile

Tieni il primo compito e aggiungine uno o due, sempre scelti tra una coppia che proponi tu. Lega ognuno a un momento fisso: dopo colazione, al rientro da scuola, prima della storia della buonanotte. Scrivili dove il bambino li vede, con le immagini per chi non sa ancora leggere.

Qui il tuo ruolo cambia. Invece di ricordare, indica la lista: «Cosa c'è adesso sulla tua?» Se una giornata va storta, non recuperare il giorno dopo. Ricomincia e basta.

Giorni 11–14: un lavoro «da grandi» scelto dal bambino

Aggiungi un lavoro che aiuta tutta la famiglia e che faccia sentire un po' importanti: aiutare a preparare la cena, chiamare i nonni, portare fuori il cane insieme a te. Lascia scegliere tra due o tre che vanno bene a te.

Il giorno 14 sedetevi insieme per cinque minuti. Cosa è stato facile? Cosa ha dato fastidio? Cosa teniamo? Togli tutto quello che è diventato una lotta quotidiana. La lista che resta è quella che si adatta al bambino in questo momento.

Se dopo due settimane non è cambiato niente, e soprattutto se l'umore sembra ancora giù, è un buon momento per prendere un appuntamento dal pediatra.

Cosa smettere di fare

Alcune abitudini, per quanto fatte a fin di bene, rendono il «non voglio» ancora più difficile da sbloccare.

  • Le prediche. Di' cosa va fatto in una frase, poi fermati. I consigli sulle istruzioni del Child Mind Institute vanno nella stessa direzione: una spiegazione può aiutare un bambino ad ascoltare, «ma non se l'istruzione ci si perde dentro».
  • Aggiungere altro. Quando finalmente un compito viene fatto, è forte la tentazione di aggiungerne tre. Lascia prima che la nuova abitudine si assesti.
  • Togliere qualcosa come prima mossa. Come primo passo, rischia di trasformare ogni richiesta in una discussione sulla punizione invece che sul compito. Se usate una tabella con gli adesivi, non staccatene mai. Spieghiamo perché nella guida sulla tabella delle ricompense.
  • Chiamarla pigrizia ad alta voce. Un'etichetta non dà al bambino niente da fare in modo diverso. Descrivi il compito, non la persona.
  • I paragoni con fratelli, sorelle o amici. Aggiungono un secondo problema, il paragone, al primo.

Per avere un'idea realistica di cosa si riesce a fare a ogni età, guarda la nostra tabella dei lavori domestici per bambini dai 7 ai 12 anni. Lì trovi anche un piano di una settimana per coinvolgere i bambini nelle faccende senza ripetere tutto dieci volte.

Domande frequenti

Perché mio figlio non ha interesse per niente?

Spesso è una fase passeggera: stanchezza, troppi impegni, un passaggio difficile dagli schermi o un periodo storto a scuola. A volte c'è dietro una difficoltà nascosta con un'abilità. Meno spesso, ma è importante, può trattarsi di umore depresso. Se il disinteresse riguarda anche cose che prima piacevano molto, e non passa, parlane con il pediatra.

Cosa fare quando il bambino si rifiuta di fare quello che chiedo?

Rendi ogni richiesta più piccola e più chiara, falla una volta sola e offri una scelta tra due cose che vanno bene a entrambi. Una lista visibile aiuta, perché ti toglie dal ruolo di chi ricorda. Parti da un compito minuscolo al giorno e costruisci da lì, come nel piano di due settimane qui sopra.

Vuole solo gli schermi. Devo toglierli?

Togliere del tutto gli schermi come prima mossa di solito diventa una lotta sugli schermi invece che sul compito. Decidete quando finisce il tempo davanti allo schermo prima che cominci, avvisa per tempo e tieni pronta un'attività concreta per dopo. Prima degli schermi metti uno o due compiti, non una lista lunga.

È solo pigrizia?

Quasi mai è tutta qui la storia. Dietro la «pigrizia» di solito c'è un compito troppo grande, un'abilità che costa fatica, la stanchezza o il desiderio di avere più voce in capitolo. Trattala come un rompicapo da risolvere, non come un tratto del carattere, e descrivi cosa va fatto invece di descrivere il bambino.

Quando parlarne con il pediatra?

Ogni volta che sei in pensiero, e soprattutto se il bambino sembra triste, irritabile o giù di morale quasi sempre, ha perso interesse per cose che prima piacevano, oppure dorme o mangia in modo molto diverso dal solito. Se parla di voler morire o di farsi del male, chiedi aiuto subito.


Se provi il piano di due settimane, Habibee può tenere la lista per te: scegli i compiti adatti all'età da una libreria pronta, il bambino tocca «Fatto!» o scatta una foto, e tu controlli. Esce a novembre 2026; iscriviti alla lista d'attesa su habibee.app.

Fonti

  1. Child Mind Institute: Does your child lack motivation?
  2. CDC: Anxiety and depression in children
  3. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: Depressione
  4. NHS: Depression in children and young people
  5. Telefono Azzurro: Adulti (linea di ascolto 19696)
  6. Telefono Amico Italia: Come contattarci
  7. Ministero della Salute: Il numero 118 e il Numero di emergenza unico europeo (112)
  8. 143.ch Telefono Amico (Svizzera)
  9. 147.ch Pro Juventute (Svizzera)
  10. NHS: Where to get urgent help for mental health
  11. 988 Suicide & Crisis Lifeline
  12. Child Mind Institute: How to give kids effective instructions
  13. Ryan & Deci (2000). Self-determination theory and the facilitation of intrinsic motivation, social development, and well-being. American Psychologist
  14. Patall, Cooper & Robinson (2008). The effects of choice on intrinsic motivation and related outcomes: a meta-analysis of research findings. Psychological Bulletin

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